Di sana e robusta opposizione
A Pier Ferdinando Casini il governo non può chiedere di più di quel che il leader centrista ha già concesso: rinuncia alle pregiudiziali e disponibilità a sostenere misure necessarie per difendere l’Italia dalla pressione dei mercati internazionali. Anche gli alleati del Terzo polo hanno dovuto seguire l’indicazione del partito maggiore, il che automaticamente implica una presa di distanza dalla campagna ripetitiva di Pier Luigi Bersani sul “passo indietro”.
8 AGO 20

Molto, naturalmente, dipenderà da come l’esecutivo saprà reagire alla fase acuta della crisi e dalla concreta distribuzione dei costi sociali e politici della nuova manovra di accelerazione del rientro del deficit. Sul piano politico, però, già si intravedono le possibili linee di tendenza di un confronto. Casini ha preso atto che Silvio Berlusconi, con la nomina di Alfano a segretario del partito, ha già fatto un passo indietro. Ora può constatare che la Lega, dopo una fase rodomontesca, sta recuperando il senso di responsabilità nazionale e persino europeo.
Le condizioni politiche oggettive per una nuova intesa di centrodestra si stanno realizzando. A questo punto, bisognerebbe cominciare a pensare a quelle soggettive. Che cosa si può offrire a Casini perché sostenga come candidato premier l’esponente che sarà scelto dalle primarie del Popolo della libertà? La prima risposta che viene in mente riguarda il Quirinale, visto che se la legislatura arriva a scadenza naturale il primo impegno delle nuove Camere sarà l’elezione del successore di Giorgio Napolitano. Offrire l’appoggio del Pdl a un candidato centrista per questa altissima carica è una carta pesante e sarebbe prematuro spenderla oggi, anche per rispetto a Napolitano, ma il tema dovrà essere affrontato seriamente prima delle elezioni.